martedì, 27 marzo 2007 - marzo 27, 2007 11:22

From the Dust

Lascia la polvere agli angoli
se nel tuo dire non v'è vessazione,
smussa i contorni agli spigoli
se nel tuo credo non v'è abdicazione.

Se la parola dev'essere pioggia,
sia di fitta trama
e non sciocca acquerugiola o candore distratto al libeccio,
sia seme, germoglio,bulbo,
e fulvo piumaggio d'armonico intreccio

Non sia lamentoso guaito
smarrimento,dissoluto timore
nè vento di spore, c'ammorba l'icóre
in irresoluto primigenio vaggito...

<<Marco quindici anni
una vita spesa a contemplare muri,
una vita  spesa a scavalcare muri,
e trangugiare.... lettere di liquido cristallo,
panacee d'affanni

e scoprire,

i baci pasticciati delle coetanee,
un pò suore, un pò puttane

e sfumare in dissolvenza
in una cuffia -scudo
"si m'illudo", 
"madre, non ti incazzare!"

Marco quindici anni,
ha messo un punto sul diario
e due rette parallele di metallo
che non s'incontreranno mai,
alla stazione dei vent'anni.>>

-----------------------------------
(Tutto è uno, tutto è diverso.
Quante nature nella natura dell’uomo!
Contraddizioni. L’uomo è naturalmente credulo, incredulo, timido, temerario.
Descrizione dell’uomo: dipendenza, desiderio di indipendenza, bisogno.
Condizione dell’uomo: incostanza, noia, inquietudine.)
BLAISE PASCAL.
Pensieri

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L0STANGEL

venerdì, 23 marzo 2007 - marzo 23, 2007 11:42

Al di là di quadre mura,
nell'intingolo di calcestruzzo e mattoni,
lo sfrigolio di soffritto odora di rimembranze.

sciabordio di campane,
è giorno di festa,
un flutto,
odore di colonia e borotalco

un nodo stretto alla cravatta,
la voce rauca,
ricordi di fonderia,
e stropicciati pacchetti di bionde;

sulle sponde
hai srotolato le braccia al largo,
strofinando occhi di burrasca
ed in tasca ,un alito di vento

note sdrucite,
una sirena che suona a morto,
il rumore distorto della marmitta,
la ghiaia sollevata dalla Lambretta

ed una mano stretta trattiene promesse,
i dolci nelle ceste,
all'uscita dalla funzione.

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L0STANGEL

giovedì, 15 marzo 2007 - marzo 15, 2007 18:22

 

   

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L0STANGEL

martedì, 13 marzo 2007 - marzo 13, 2007 17:41

Certe volte
chiudi gli occhi
e attraversi
stanze di pensieri affollati.

Tamburellando le dita,
segui un ritmo silenzioso,
confuso con i battiti
di un cuore in tumulto.

Gli oggetti perdono i contorni
ed i colori fuggono nelle periferie,
emarginati
da una fuligine improvvisa
 un velo incorporeo che t'avvolge.

Tu
innalzi un'alta scogliera:
a difesa di una baia
troppo stretta ed insidiosa
per poter ospitare tutte le illusioni.

L'onda perpetua inevitabilente
la corrode
e piccole crepe avanzano
nella scorza dura della roccia,
creano fessure variegate,
vene pulsanti
che trasportano piccole gocce di limpida paura,
perle che si annodano
e si fanno cappi.

Gonfio è il tuo petto,
ansimando
divori grossi bocconi d'aria
cercando di saziare il tuo cuore
avido d'emozioni.

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L0STANGEL

sabato, 10 marzo 2007 - marzo 10, 2007 10:55

Cumuli di petali nero pece
...precipitati...

....tonfo sordo....
nell'irreale silenzio.

Giaciglio improvvisato

Membra che s'adagiano
avvolte d'oscurità

corrotte,
da oppiacea essenza

stordite,
dal batter d'ali
di milioni di sciami,
risoluti nel suggere
l'aureo polline

Gocce d'amor liquefatto
...scorrono...
organizzate in
copiosi rivoli
d'intervallata purezza.

Discendono dallo stelo

confluiscono

generando laghi
difforme natura

specchi d'immagini riflesse,
...scaraventate...
nell'orbita astrale

Intrappolato in un serra
senza pareti,

nel giardino del fiore d'ombra.

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L0STANGEL

venerdì, 09 marzo 2007 - marzo 09, 2007 16:52

Reminiscenze,
spasmi violenti,
metafisici,
laceranti,
perforano la grigia materia in cerca d'una via di fuga.

Tempie che pulsano
ad intervalli regolari, ricercando
una sequenza mentale finita in
un'impervia baia ad est del nulla.

Improvvisa luce intermittente,
rivela l'increspatura bianca e spumosa
del mar della tranquillità,

Riflessi di carta stagnola intervallati
dall'improvviso verde fluorescente del
plancton sinaptico.

Guidato da un faro, posto ad indefinita distanza,
tolgo gli ormeggi,
mi preparo a salpare, Pensiero,
col cuore greve di madida ineluttabilità.

Voci,
punti luminosi incastonati nel cobalto del cielo,
stelle brillanti generatrici d'infinite lunghezze d'onda,
alcune di esse già spente e svuotate della valenza del loro messaggio,
appaiono con le loro splendide vestigia, pur essendo solamente involucri fallaci;
altre sono ancora in viaggio senza poter essere viste, malgrado il mio capo sia proteso
lassù,
in attesa di un segno, di una parola che mi indichi la via.

Cerco la mia Stella Polare in quella miriade di disegni che solo una cheta notte, evacuata
da nubi moleste e tendenziose può donare.

Le mie mani si plasmano a parabola, affinché io possa meglio udire in distanza,
l'inceder del "Grande Carro" trainato da Alkaid,Mizar,Alioth,Megrez,Phedda,Dubhee, Merak,
i 7 scalpitanti destrieri crepuscolari al soldo di Cassiopea.

Interminabili momenti di statica attesa,
seguiti da leggere scosse di trepidazione si alternano,
come maree soggiogate al volere di una diafana Luna.

In limitar di speranza percepisco la tua presenza,
la polvere generata dal passaggio del possente Carro crea per brevi istanti una fitta coltre nebbiosa,
che sfuma a poco a poco aprendosi come un sipario verso te,
Alfa Umi, signora di Ursa Minor.
Ora il tuo verbo giunge a me caro,
ridestato da un torpore insospettato ti seguo, essere di luce.

Col cuore liberato dal peso dell'incertezza, tendo idealmente la mano verso l'alto e se il
il mio braccio fisicamente non può arrivare fino a te, la mia mente ha già serrato le dita intrecciandole alle tue.
Viaggiatore senza tempo e senza brame,
esploratore di terre dal labile confino,
compio il primo passo per giunger a me stesso.
 

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L0STANGEL

giovedì, 08 marzo 2007 - marzo 08, 2007 18:56

Ginocchia affrante in prostrazione,
saliva s
            c
              e
                s
                 a ai lati di c
                                 a
                               d
                             u
                           c
                         h
                       e  labbra.
Dio mi protegga:

dai fraterni abbracci,
gelido candore
di parole che accoltellano la scapola

da chi ostenta amore
e di nascosto, spoglia di luce il sole
biascicando ostie all'ombra di sbriciolate certezze.

Accozzaglia di finti pellegrini,
 vescicche ai piedi
il vostro marciare
/l in cadenza /l
- costante- (sulle membra )
è forse atto di carità?

Dio mi salvi dai sermoni farneticanti e da chi mi vuol insegnare
cos'è la vita.

Fatela finita, e svuotate dal calice l'acquavite che spacciate per acquasanta
La vera crudeltà si nasconde nella pacatezza, di chi,
con un sorriso ti affoga nel veleno del suo giudizio.

viso a mezz'ombra ghigno di Caino,
mi chiamate fratello....

Recisa è la corda che gonfia d'aria i vostri polmoni rinsecchiti,
sciocchi pupazzi dal gemito rindondante
di alito marcente e di nenie inquisitorie.

Voi che ferrate i cavalli dell'Apocalisse,
sordidi maniscalchi impellicciati di ratti.
Voi con i vostri guanti e le anime *sterili*
riempite un piatto oblungo di rancida bugia
                     ni
                  n  
             ra
             i
S    e  T   , a quale povero cristo porgerete la vostra pietosa
   u                                                                                              
     di                                                                                             N
          ti                                                                                   C O R O 
                                                                                                    A?

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L0STANGEL

martedì, 06 marzo 2007 - marzo 06, 2007 17:41

Furor di pioggia
scende e stanzia,
annunzia,
folgore e fragore,
 
interseca ,
quattro mandràgore
d'Alemanna Fantasmagòria.
 
Spuria  notte,
precipita, sul fondo della bisaccia
che se la si scote,
del pellegrino
mormora la storia;
 
Boria d'ilare baronetto,
nella liscìvia
camuffa lo stiletto
cronaca,
intreccio,
sonetto;
 
Servo d'Ippocrate,
nel riverbero di Laudano i cristalli,
rigurgitano sembianze
di misero burocrate!

E, caduche scaglie
sfaldano membra ,
crogiola l'ombra, del bohemien, 
Lord  Ruthven,
suo alter ego.
 
Prego...
Amen per te,
se di frustrazione sei il figlio,
giacchè l'ombra provoca refrigerio,
ma la fioca luce involve il desiderio.
 
Vergine sposa persa nell'oppio
d'Ovidio la Metamorfosi
seguisti e a Prometeo il fuoco rubasti,
doppio è il sigillo posto,
doppio è il filo che cuce
brani d'utopica scienza

all'insolenza,all'inganno
di creature e falsi dei.

Macabro sogno,
stagno, 
gracidano ile
fila il ragno.
GIUGNO

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L0STANGEL

venerdì, 02 marzo 2007 - marzo 02, 2007 18:04

Alte pire,
l'incendio sfuma negl'occhi
trattenuti,i disarmonici rintocchi
nel vacuo rèfolo del tuo non dire

Alba e tramonto,scandisco il nono passo,Ramadan
affamato del fragore di chiodi pestati
d'accordi gitani e fili ammaestrati
d'arse maschere di cartapesta , nulla resta,nella notte di Sant Joan

Labbra d'amarena-amaro cioccolato
bocca- brocca
evaporato liquido ricordo,scomposta,nera ciocca,
monta la gonna, cade il velo damascato

Llamadass,Remate,Escobilla,
la tua aura s'espande,il tuo ballo s'accende
mariposa negra, d'Andalucia, Catalunya e Castilla
angelo e musa sulla via del Duende

Scemano cortei in Passeo de la Explanada
e il fumo si sperde tra il Barrio e la contrada
solo un ricordo rosso cremisi
svanito orizzonte di tacchi un pò lisi

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L0STANGEL

venerdì, 02 marzo 2007 - marzo 02, 2007 12:12
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L0STANGEL