martedì, 29 maggio 2007 - maggio 29, 2007 11:04

DONNA ALLA FINESTRA
 
Passavo 
L'ombra del poggiolo
tracciava di mistero
l'ovale
della donna alla finestra
Davanti il porto
Che attende?
Chi?
Attende...
O cosa spera?
O come?
Al ritorno forse
oppure
incatenata a ragnatele di passato
ricorda
O muta osserva l'oltremare
o il gorgoglio del vento
sul davanzale
in fiore
come quelle mani
poggiate
attente a non sciupare
i petali asfaltati di cremisi
delle gardenie
Illusa
delusa
o disillusa?
Finestra aperta
o porta chiusa?
Chi sei?
Le avrei voluto domadare
mentre un traghetto di pensieri
rimbalzava fremente
tra la camicia e le volute astratte
di fumo espirato
Ma la curiosità
cedette il passo
a una sottile discrezione
Devoto e conscio
mi rittrovai a calpestare
anch'io
quel trapelante
desiderio di volare
----------------------------------
IL POETA IMPROVVISATO
Compro libri usati
e ogni tanto li leggo:
libri usati, idee usate,
ma non per me
che ho tutto nuovo
perché non vivo mai nessun colore.
Sto
davanti un porticato
e guardo il mondo che sgambetta,
nessuno si interessa al mio stupore,
ne alla camicia linda,
i miei capelli,
occhiali tondi
omuncolo comune inosservato,
un po' curvo.
Non cerco un riscatto,
mi invento talvolta un amore
negli occhi di qualche puttana,
lo so, non mi ama
se non i miei sporchi quattrini,
persino i bambini
si prendono gioco di me.
Eppure sfogliando i volumi
mi perdo nei miei desideri
e divento pittore,
dottore,
musico, 
artista
e così mi improvviso poeta
e per te, che nemmeno conosco,
stanotte ho composto
con parole usate
una lirica
nuova:
Tu sei,
lo sai,
l'idea di mille poeti
e mille musicisti
e demoni e pittori,
perfetta nell'immagine e nei gesti,
non mia,
ma un giorno forse
capirai
di cosa è fatto il mio dolore,
il mio nutrirmi
del tenero osservare il tuo passeggio
e quando il tempo poi
ti avrà rubato la bellezza,
ricorderai di quando un vecchio pazzo
ti ha regalato un libro e un fiore
dicendoti: " Ragazza
conservali fra i doni più preziosi
perché questi davvero
non costano nulla,
ne vogliono qualcosa in cambio,
perché spesso l'amore
è solo dare,
senza nulla richiedere
al riguardo
perché non oso nemmeno immaginarti,
troppo bella per me
e solo posso amarti
così come si fa con la natura:
si guarda il vento, il sole, un paesaggio
e se ne gode, senza pretendere di averlo ".
Ecco, ora ti debbo salutare
è tardi
e il giorno muore,
arrivederci,
Silvia.
Tuo Giacomo
--------------------------------
Roberto Putzolu
In --->

Permalink - commenti (26) - commenti (26) [popup]
L0STANGEL

martedì, 22 maggio 2007 - maggio 22, 2007 10:38

Oggi voglio ricordare una persona per me molto cara.

Ho conosciuto Roberto circa 2 anni fa, quando assieme ad un'amica gestivo un forum MSN dedicato alla poesia. Da subito mi colpirono il suo modo di scrivere, la sua sensibilità el il suo amore per la vita.

Un uomo pacato, mai sopra le righe.

Ci siamo sempre parlati attraverso le rete, mai una telefonata, mai un incontro, come del resto succede qui su splinder con alcuni utenti con i quali ho legato maggiormente.

Poi d'improvviso Roberto sparì lasciando un vuoto all'interno di quella piccola comunità  MSN.

Una scomparsa inspiegabile che mi portò qualche mese dopo, a fare delle ricerche con google per vedere se per caso scrivesse in altri forum.

Un giorno trovai percaso una lista dedicata alla fotografia alla quale partecipava anche Roberto e andando a ritroso per post ne trovai uno che mi fece raggelare il sangue.

Nel post con sommo rammarico si faceva menzione della scomparsa prematura di Roberto ,un giorno di settembre.

Da li in poi venni a sapere che questo ragazzo quarantenne di Torino conviveva da tempo immemorabile con progravi problemi di salute senza tuttavia perdere l'amore per la scritttura,anzi usandola come veicolo

attraverso il quale donare agli altri la sua grande sensibilità.

Di seguito voglio riportare un'intervista che si trova in calce al suo primo e unico libro :

La bicicletta rossa e altre impressioni.

Intarsi di un dialogo non autorizzato

 
La bicicletta rossa è la sua prima opera consegnata alle stampe e , nel tentativo di avvicinarlo, voglio coinvolgere l’autore in una sequenza dialogata, costruita su delle annotazioni a margine che non possono essere definite come sue affermazioni dirette. Si tratta quindi di un’intervista “immaginaria” che sicuramente non sarebbe stata rilasciata dal diretto interessato sempre in conflitto – come suggerisce e prevede la sua tensione poetica – con l’esplicita immediatezza del dire e la racchiusa intensità del suggerire.

- Quali sono stati i primi allenamenti in questo campo? Come ha scaldato i muscoli alle parole, ai suoni?
- Ho appreso la tecnica durante gli studi classici, approfondendola in seguito, per poi scegliere di plasmarla e renderla consona al mio modo di esporre. L’anima si è manifestata autonomamente.

- Dove risiedono le radici dei tuoi primi tentativi compiuti?
- Ho iniziato, collaborando a livello amatoriale con alcuni artisti, scrivendo testi musicali nei quali ho tentato di esprimermi attraverso l’accurata scelta delle parole e del loro rapporto suono – immagine, che ancora oggi mi caratterizza, mantenendo l’intento di fuggire le banalità e lo scontato.

- Ed ora, la domanda che tutti coloro che si occupano di dare polpa alle proprie sensazioni, suoni evocatori al proprio immaginario, colori alle proprie pulsioni temono di sentirsi rivolgere. Fuori di ogni metafora, ecco la richiesta scontata: che cosa pensi essere “poesia”?
- Molti affermano che uno scritto debba avere caratteristiche ben precise, non solo stilistiche, per essere classificato “Poesia”: dovrebbe cioè possedere contenuti escatologici o espressioni intimiste e non essere, ad esempio, cronaca di un qualunque atto o descrizione di un soggetto o addirittura un oggetto, senza implicazioni emotive dell’autore. Altri ancora sostengono che tutto ciò che è elaborato con passione, profondità e purezza di sentimenti, nonostante una forma spesso modesta quanto onestà, debba rientrare nella stessa classificazione.
Io non mi trovo d’accordo con questo pensiero. Ritengo che l’arte in genere debba essere non solo strumento di comunicazione, ma anche mestiere , in altre parole capacità di interpretare anche ciò che viene suggerito o addirittura commissionato e che potrebbe non rappresentare soltanto il vissuto individuale dell’artista e non essere necessariamente finalizzato a trasmettere un profondo messaggio etico. Nella storia vediamo come i maggiori artisti abbiano composto, tra le altre, opere di grande importanza non già per autocompiacimento, ma per soddisfare le richieste dei loro mecenati.
Occorre dunque innanzi tutto possedere una buona tecnica, in secondo luogo essere capaci di imprimere la propria personalità, creatività, esperienza e genialità (nel caso dei maggiori artisti) nell’opera che potrà essere, in seguito, universalmente riconosciuta.

- Bene…Abbiamo sentito quali sono i margini e le distanze che separano e circoscrivono all’infinito, per tua ammissione, il fatto poetico.
Passo ora a chiederti: quali sono i tuoi campi privilegiati di azione e le tue valenze espressive?
- La mia risposta precedente serve per spiegare l’intenzione con la quale nasce la prima raccolta di scritti, frutto dell’osservazione del quotidiano, del resoconto de pensieri personali e non personali, laddove quelli non personali sono però visti attraverso i miei occhi e raccontati tramite le mie parole.

- Nei tuoi scritti, lo abbiamo capito che non ti piace evocare la strettoia aggettivale di “poetici”, il fuoco centrale dell’autore rimane eroicamente fisso o prefissato oppure preferisci dilatare il gioco prospettico fino a riproporti sotto voci dissimili, in mutevoli e molteplici proiezioni?
- Amo interpretare ruoli diversi. In alcuni scritti (badate bene non ho indicato “poesie”) mi sono immedesimato in ruoli femminili, in altri calato nei panni di un bambino, in altri ancora rappresento situazioni di persone che ho incontrato nello scorrere dei giorni o semplicemente nelle lunghe chiacchierate serali, descrivendo quanto in fondo è comune a tutti noi: amore, sofferenza, speranza, illusione. Infine, per raccogliere le provocazioni dei puristi, o cantato oggetti insignificanti (una palla da biliardo, un imbuto, un estintore) cercando di dimostrare che tutto può assumere la forma letteraria che un giorno qualcuno, dopo aver letto i miei scritti, avrebbe forse potuto definire “Poesia”.

- Una densa costruita tipologia dell’esistere dunque…Per finire però un’ultima curiosità…La bicicletta rossa…rappresenta un titolo suggerito e insieme imprevedibile per suggerire la sintesi e il biglietto di ingresso dei tuoi scritti. Possiamo individuare nel corpo della poesia che questo titolo si ripropone di etichettare una tua originale arte poetica simultanea unita assieme alla metafora - offerta come dono – che suggerisce i meccanismi e le strategie per poter convivere con le asprezze e i dinieghi della vita e delle circostanze dell’essere?
- Non mi voglio pronunciare, lascio liberi i lettori di dare una risposta, di formulare i loro giudizi. Mi limito soltanto di riprendere in citazione “Guarda/ la mia bicicletta/ è rossa/ lo sai,/ come il sangue dal naso”.

Voglio ringraziare l’autore per questa intervista così tanto virtuale da poter sembrare vera o almeno veridica. Grazie ancora Roberto per aver avuto la forza di tramutare, rendendoli così compiutamente unici, quotidiani frammenti del vivere.
Valeria Gianolio
NEI PROSSIMI POST INSERIRO' ALCUNE DELLE POESIE DI ROBERTO CHE MI HANNO COLPITO MAGGIORMENTE.
CIAO ROBERTO AKA GIRASOLE
In --->

Permalink - commenti (26) - commenti (26) [popup]
L0STANGEL

martedì, 15 maggio 2007 - maggio 15, 2007 12:18

 

In --->

Permalink - commenti (32) - commenti (32) [popup]
L0STANGEL

martedì, 08 maggio 2007 - maggio 08, 2007 10:18


Una lampada traballante
rivela lo scintillio repentino
di luce riflessa
nello smalto di denti,
ingialliti da caffè e nicotina.

Viso beffardo,
occhi arricciati intenti e freddi,
agli angoli della bocca
una piega amara,
un sogghigno.

Chino sulla sedia
inghiotti e sputi
grigie nuvole di veleno;
e, sopra il  tavolo
di formica dozzinale,
scarabocchi simboli senza senso,
vergati nell'inerzia.

Spargi tasselli,
cercandone poi l'incastro;
e quel fumo,
scaraventato nella stanza,
è solo un patetico tentativo
di nasconderti
agli occhi di spettatori impietiosi.

Giochi con le parole,
le agiti,
le stendi come cenci,
cercando di ripulire
un pavimento a scacchi
bianchi e neri,
caselle di un cruciverba,
intrecciate
in definizioni che litigano tra loro.

La tua vita scorre
in migliaia di vignette
di china sbiadita,
pagine ingiallite che si sgretolano,
al passaggio di dita callose
segnate dal rimpianto.

Dissemini lettere,
frasi sibilline,
cerchi di ingannare l'eterno inseguitore,
ti ingegni con trappole,
rovesci il senso,
lanciando anatemi anagrammati;

ma la maschera che t'avvolge si fa stretta,
e gocce salate
riempiono la clessidra del Tempo.

In --->

Permalink - commenti (29) - commenti (29) [popup]
L0STANGEL

mercoledì, 02 maggio 2007 - maggio 02, 2007 11:24

E' un brusio di voci senza timbro,
un vangelo scritto senza inchiostro,
questo stare assieme spinti addosso ai muri
alzando calici e bevendo fango.

E' un tango ballato con le nocche
fatto di passi incastrati sulle ciocche
e sciocche bocche sfatte, vetrine
d'otturazioni e porcellana bianca,

Respirando cipria e
leccando rivoli di acetone
nei graffi accesi di rosso.

In --->

Permalink - commenti (15) - commenti (15) [popup]
L0STANGEL